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La grande guerra [B/N] (1959)


12 gennaio 2010

 

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GUERRA – DURATA 125′ – USA                                                                   

Durante la Prima Guerra mondiale vengono arruolati due soldati, Oreste Jacovacci, romano pigro e truffatore, e Giovanni Busacca, un “lumbard” ante litteram, ladro e fanfarone. Strana coppia di amici-nemici, i due vigliacchissimi soldati al fronte, nella terribile realtDurante la Prima Guerra mondiale vengono arruolati due soldati, Oreste Jacovacci, romano pigro e truffatore, e Giovanni Busacca, un “lumbard” ante litteram, ladro e fanfarone…
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  • virginia

    A me non mi è piaciuto qst film non cio kpt nulla e poi si sente male parlano in un modo strano forse non mi è piaciuto xk non sono abituata a vedere film di qst tipo e in bianko e nero …e per domani la prof mi ha kiesto di farci un commento e io non so cosa scrivere…..K palleeeeee

  • Alessandro

    Ciao Virginia, vedrai che più avanti apprezzerai anche questo film. Intanto, anche se non ti è piaciuto, è un bene che tu lo abbia visto. Per quanto riguarda il commento (immagino che tu stia studiando la prima guerra mondiale), puoi parlare del fatto che per la prima volta nella storia, gli italiani, qualunque fosse la loro provenienza si trovano tutti dalla stessa parte (e infatti nel film ci sono romani, milanesi, veneti, siciliani ecc) e iniziano a conoscersi e imparano a sentirsi parte di una nazione. Poi puoi parlare della disumanità della guerra, e raccontare le scene di battaglia, quella in cui muore il sergente, quella in cui muore il veneto e di come i due commilitoni, che invece sono esseri umani, regalano i loro soldi alla moglie invece di andare a divertirsi. puoi parlare della casualità dell’eroismo: di come i due vigliacconi si trasformano in eroi per salvare la vita dei loro amici. dai, di spunti ce ne sono… e fammi sapere come è andata :)

  • giuseppe

    cara virginia, prima di tutto impara l’italiano poi ti volevo informare che questo è un capolavoro.

  • http://viedeoblog01 vailant

    cara virginia non so che eta’ ai ma i film bianco nero sono storici mi ricorda la mia giovinezza ormai tramontata come i vecchi attori qualcuno non ce piu’

  • Sciccone

    Cara Virginia, sono passati due anni dal tuo commento quindi probabilmente adesso capisci molte più cose di questo film, quindi scriverò ad un’ipotetica “Virginia” che veda questo film e abbia difficoltà a capirlo. Per apprezzare bene questo film dovresti cercare di immergerti in quello di cui parla: un’italia poverissima, per l’80% composta da agricoltori analfabeti, che vivevano in miseria. All’epoca, come d’altra parte fino a sette anni fa, la leva, cioè il servizio militare, era obbligatorio. Era un’Italia in cui si parlavano centinaia di dialetti, ognuno molto stretto e incomprensibile agli altri, con una povertà diffusa (pensa che in media, ogni italiano guadagnava 1,5 lire al giorno). L’ambientazione è quella della prima guerra mondiale, un conflitto in cui l’uomo venne “disumanizzato”, sarebbe a dire che la vita umana aveva meno valore di una mitragliatrice, di un cannone, o semplicemente di una bomba. E’ stato un massacro senza senso, senza giustificazione, in cui le classi dirigenti di un’Europa disunita hanno obbligato milioni e milioni dei loro cittadini a lasciare le loro vite, gli hanno messo in mano un fucile e li hanno immersi nel fango, con l’unico scopo di farsi uccidere. Prova, ora, a immaginare di essere un contadino di vent’anni, o magari un ladruncolo di strada, e di vivere nel 1915. Il piccolo paesino in cui sei nato è tutto il tuo mondo. Non conosci nient’altro, non sai scrivere, non sai leggere, e l’Austria non sai neanche bene dove stia, sempre che tu ne abbia mai sentito parlare. Improvvisamente arriva un carabiniere, ti prende e ti porta in una caserma, dove ci sono tante persone che parlano lingue strane, e dove una disciplina ferrea ti toglie ogni possibilità di decidere della tua vita. Poi vai al fronte…e attorno a te la gente, gli amici e i compagni, cominciano a morire come mosche. Nessuno ti ha spiegato bene perché, ma succede, e tu resti lì un po’ perché sei obbligato, un po’ perchè l’unica cosa che il tuo paese ti dice è che è una guerra giusta, contro gente disumana, e che stai difendendo la tua stessa casa, ma soprattutto, dopo un po’, per amore nei confronti dei tuoi compagni, che ogni giorno dividono la trincea con te. Questo film parla di questo, sostanzialmente.
    Non parla di eroi, parla di uomini, e di donne. Già perché anche alle donne hanno fatto la guerra. C’era chi faceva l’infermiera, e vedeva morire centinaia di ragazzi ogni giorno, c’era chi lavorava 13, 14, 15 ore al giorno in una fabbrica di armi, c’era chi semplicemente curava i campi senza sapere se suo marito o suo figlio sarebbe tornato a casa. E poi c’erano quelle come Costantina, o Silvana Mangano (meravigliosa) che andavano anche loro al fronte per fare in modo che i soldati non si sentissero del tutto soli. Erano le prostitute, che in molti casi erano ragazze normalissime, che fino ad allora avevano avuto una vita come quella di tante altre, ma che facevano quella professione perché sentivano di doverlo, al loro paese o ai loro uomini.
    Ovviamente, in tutto questo, ben pochi si sentivano contenti…ecco il perché di questo film, ecco, davvero di cosa parla: parla di gente che cerca di restare viva mentre attorno tutto muore.
    Pensa, Virginia, che ci sono voluti quarantun anni perché lo stato italiano permettesse la realizzazione di un film così, in cui i nostri soldati erano rappresentati per quello che erano, dei ragazzi impauriti, immersi nel fango e nel sangue, che cercavano di cavarsela, e non come eroi. Questo perché su quei 650000 e più morti (pensa…seicentocinquantamila…che in tutt’Europa furono addirittura più di ventiquattro milioni…riesci a immaginare tante persone, tutte morte?) è calato un tabù sociale…dovevano essere tutti eroi, doveva, quella, essere una grande guerra sacra…se no la gente si sarebbe molto arrabbiata, non ti sembra?
    Questo film demolisce questo stratagemma del potere, che voleva innalzare il sacrificio a un ruolo sacro e intoccabile per i propri interessi, quando l’unica cosa che conta, in realtà, è la vita di ciascuno di quei 650000 morti che questo film celebra e ringrazia più di tutti i monumenti che a loro sono stati innalzati in ogni epoca e in ogni luogo.

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